La denuncia di Christian Åslund

La nostra riflessione sull’ambiente inizia con il lavoro di Christian Åslund, fotoreporter svedese. Il suo lavoro documenta conflitti, problemi sociali ed ambientali; le sue fotografie ci mostrano l’importanza di non dimenticare quanto “relativa” sia la realtà e ci insegnano ad analizzare le conseguenze delle nostre scelte politiche-economiche: una vera e propria “decostruzione” del concetto di “debito” che noi tutti dobbiamo alla Terra, non tanto come esseri umani, ma come esseri viventi. 

Calved ice from a glacier at Scoresby Sund fjord, east coast of Greenland.

ENVIRONMENT –  Ambiente 

Environment come segnale politico. 

Un’opera che che avvolge il visitatore, un’opera che ci circonda in ogni momento della nostra vita.


Il progetto di Åslund inizia nel 1998 in collaborazione con l’organizzazione Greenpeace, un percorso che attraversa oceani, territori tossici e radioattivi, luoghi in cui il cambiamento climatico è irreversibile. Vent’anni dopo ci offre uno spunto di riflessione sul nostro modo di concepire la politica, l’economia, il progresso; una compilation di immagini che al primo sguardo, grazie alla loro immediatezza, ci fanno comprendere la gravità della situazione. 

Dopo una ricerca di foto storiche dei ghiacciai a Svalbard, in Norvegia, recuperate dall’Istituto polare norvegese, Åslund vi ha accostato le proprie scattate negli stessi luoghi, ma ai giorni nostri. Le sue foto sono del 2002, probabilmente la situazione oggi è peggiorata ulteriormente. Attualmente Christian Åslund sta utilizzando questa serie di foto per promuovere #MyClimateAction, una campagna di National Geographic che incoraggia la discussione sul cambiamento climatico.

In aggiunta al suo operato “in comparison”, vi è anche un portfolio di  scatti-testimonianze dell’attuale movimento di protesta contro l’abuso nei confronti dell’ambiente, abuso  di cui noi tutti siamo responsabili. Le immagini mostrano in maniera più che esaustiva lo spirito di chi è sul fronte a combattere per un mondo migliore. A guardarle sembra quasi patetico rimanere immobili: vi è dell’ironia nel rimanere “ghiacciati” in un momento come questo nel quale il “riscaldamento” ha un ruolo così importante ed è all’ordine del giorno. 

Orsi polari in ascensore, un ambiente claustrofobico, metafora della “tomba a cielo aperto” che abbiamo preparato incuranti, pronti a toccare quel “fondo” che noi esseri umani fingiamo di non aver ancora sfiorato. A seguire, una giovane ragazza che con grinta avanza seguita dallo sguardo “gelido” delle truppe. 

130214 Oslo, Norway Polar bear activists in an elevator during Oslo Energy Forum with demands to the oil industry to stay out of the Arctic.
Copenhagen, Bella Centre, Denmark – December 16 2009 Reclaim Power Demonstration in Copenhagen, during the United Nation’s Climate Meeting COP-15

Head of States – Svalbard 

8/9 2014, Svalbard, Norway. Greenpeace activists representing heads of state, wearing suits and papier-mâché heads over drysuits, on an ice floe in the Arctic Ocean northwest of Svalbard. The image is taken during a Greenpeace ship tour, as part of the Save the Arctic campaign, to underline the urgency of climate change most acutely felt in the Arctic, where ice cover is disappearing rapidly, and to urge the global leaders to take urgent action at the climate summit in New York September 23rd for a transition to 100% renewable energy system by mid-century while phasing out fossil fuels.The portrayed heads of state include Barack Obama (US), Vladimir Putin (Russia), David Cameron (UK), François Hollande (France), Stephen Harper (Canada), Angela Merkel (Germany) and Narendra Modi (India).

Ecco invece il peso di una ideologia di progresso che volge ogni sua attenzione al capitalismo consumistico, il peso delle decisioni politiche-economiche di coloro che fanno delle loro idee una questione di stato. Questo è il ritratto di chi ci ha rappresentato, di chi ci rappresenta e sa di aver fallito: come si suol dire, chi sa di aver “fatto un buco nell’acqua”. Lo sbaglio è stato credere di poter prosperare in eterno, di guadagnare senza considerare il prezzo da pagare per “vincere”. Sulla Terra niente è però “piatto”, lineare; sul nostro pianeta tutto è rotondo, perché il nostro mondo è una circonferenza di cause ed effetti, e ciò che “parte” prima o poi ritorna.

copyright: Christian Åslund
https://www.christianaslund.com/environment

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